Sono essenzialmente tre le ragioni per cui, da uomo, da cittadino e da omosessuale non posso accettare, e non posso non osteggiare apertamente qualsiasi proposta di riconoscimento parziale e/o graduale dei diritti civili lgbt.
La prima ragione è utile anche a spiegare quale sia il presupposto da cui parto, e da cui parte la stessa rivendicazione dei diritti civili ad opera della comunità e del movimento lgbt: io, uomo e cittadino omosessuale, riconosco di avere a priori eguali dignità e diritti dei cittadini eterosessuali.
In tale ottica, accettare il riconoscimento di un qualsiasi diritto che sia diverso da quelli dei cittadini eterosessuali sarebbe accettare di svendere la mia dignità di uomo, cittadino e omosessuale.
Tornerò dopo sul tema della dignità, mentre colgo subito l’occasione per introdurre la seconda ragione: ho parlato di diritti in termini di uguaglianza e diversità, ma di fatto in base a cosa considero due diritti uguali o diversi tra loro?
Gli “uguali diritti”, per come la vedo io, devono essere eguali per nome, forma e sostanza.
Poniamo che io abbia due individui: a uno di loro do una fontanella da cui bere, mentre all’altro no, dunque al secondo non ho dato, nella sostanza, lo stesso diritto che ho dato al primo.
Se invece do loro una fontanella a testa, ma al secondo permetto di utilizzarla solo dalle 8 alle 12, ho dato loro la stessa sostanza di diritto, ma al secondo non ho dato, nella forma, lo stesso diritto per primo.
Se, ancora, do loro una fontanella a testa, da cui bere liberamente a qualsiasi orario vogliano, ma sulla fontanella del primo metto un cartello con scritto “per normali” e su quella del secondo metto un cartello con scritto “per froci”, sto dando loro la stessa sostanza nella stessa forma, ma con nome diverso, e quel nome diverso ne fa un diritto diverso e non eguale. Il discorso vale anche se al posto di “normali” e “froci” opto per i più corretti “eterosessuali” e “omosessuali”, o “white” e “colored”.
Personalmente dalla fontanella per i froci non voglio bere, né oggi né mai, né voglio mettere al mondo e/o crescere dei figli facendo bere loro l’acqua della fontanella per i froci, almeno fino a che non saranno cresciuti abbastanza da sapere da quale fontanella dovranno bere. No, no e ancora no.
Riprendo il tema della dignità per trattare della terza e ultima ragione: la rivendicazione dei diritti civili lgbt, come ho detto, si fonda sul presupposto inamovibile e irrinunciabile che un cittadino omosessuale e un cittadino eterosessuale abbiano, a priori, eguali dignità e diritti. Il fulcro di questa affermazione è tutto in quel “a priori”.
Non sono la dignità e i diritti che voglio: quella dignità e quei diritti sono già miei, mi appartengono.
Quel che voglio è che quella dignità e quei diritti vengano riconosciuti e rispettati da tutti, che vengano tutelati pienamente dalla legge.
Quel che voglio è che la società che mi circonda cessi di agire in modo incivile e violento nei miei confronti, nei confronti della mia dignità e dei miei diritti che vengono calpestati e oltraggiati quotidianamente.
Partendo da questo presupposto è impossibile per qualsiasi omosessuale cedere a un compromesso di rivendicazione parziale e/o graduale, perché accettare quel compromesso implicherebbe non solo l’ammissione di non avere eguali diritti e dignità di un eterosessuale, che è la prima ragione di cui sopra, ma costituirebbe da parte di quell’omosessuale l’accettazione dell’omofobia altrui come canone di legge.
Accettare di bere da una fontanella “per froci”, accettare di unirsi in un finto matrimonio per froci per giocare a fare i finti mariti non è diverso dall’accettare che a qualcuno venga chiesto di non sfilare vestito da donna ad un Gay Pride per non urtare la sensibilità dei residenti. Non è diverso dall’accettare l’idea che le effusioni di due uomini in pubblico possano essere lesive per l’equilibrio dei bambini. Non è diverso dal rinunciare a tenersi per mano con il proprio partner per timore o imbarazzo degli sguardi fissi e numerosi dei passanti. Non è diverso dall’avere quarantanni ed essere omosessuale solo il sabato sera in un locale con tessera, o nelle piazzole di sosta dell’autostrada. Non è diverso dall’accettare che l’omosessualità sia contro natura, che sia abominio o che vada punita per legge. Non è diverso dall’accettare che gli omosessuali vadano curati, imprigionati o messi a morte.
Accettare l’omofobia non è diverso dall’essere omofobi.
Se accettiamo l’omofobia e accettiamo di mangiare il cibo che gli omofobi ci concedono dopo non avremo più scusanti, e modo, per rivendicare rispetto per la nostra dignità e per i nostri diritti, perché a quel punto i primi e i peggiori fra gli omofobi saremo noi.
Chiunque lo faccia, pur affermando di partire da quello stesso presupposto che ci pone eguali in dignità e diritti agli eterosessuali, o è uno sciocco o è un bugiardo, e in questa seconda ipotesi potrà essere un pavido bugiardo, un opportunista bugiardo o un profittatore bugiardo.
Lo sciocco il più delle volte è solo qualcuno che non si è fermato più di tanto a soppesare la questione, o che s’è fatto abbindolare dalle belle parole di eguaglianza e “grande traguardo per i diritti civili” e “primo passo di una grande scalata” offertegli da qualcuno.
Pavidi, chi più chi meno, lo siamo tutti: basta capire che le belle parole e le scuse che raccontiamo agli altri e a noi stessi per non affrontare di petto questa situazione (e come questa molte altre) non servono a nulla, e che a continuare a vivere nella paura di pretendere ciò che è nostro di diritto non facciamo che accettare d’esser complici della stessa violenza di cui siamo vittime e di cui sono vittime i nostri simili.
Agli opportunisti, che si gettano sugli avanzi dei diritti eterosessuali come nemmeno un cane farebbe con gli avanzi della cena, e ai profittatori, che accettano, appoggiano o addirittura mettono in piedi queste iniziative di stampo omofobo spacciandole per grandi opere di rivendicazione dei diritti, solo e unicamente per interesse personale, sinceramente non posso che augurare un felice futuro di mediocrità, e una serena e lunga vecchiaia di discriminazione, rimorsi e rimpianti.
Concludendo, rivolgo un appello a tutti coloro che hanno avuto la forza mentale di arrivare sino a qui: vi prego, siate voi omosessuali o eterosessuali, non appoggiate queste iniziative, non tolleratele, non lasciate che la dignità vostra o d’altri sia fatta oggetto di contrattazione e scambio, non permettete all’omofobia, alla violenza, all’odio, alla discriminazione, all’ignoranza cieca e becera di diventare il canone della legge sulla quale dovranno fondarsi famiglie intere e crescere bambini.
Non tentennate, non lasciatevi imbonire da chi vi parla di gradualità e compromessi: la dignità umana non può esser riconosciuta a rate.
Pretendete l’estensione dell’istituto del matrimonio civile e della possibilità di adottare alle coppie di individui dello stesso sesso.
Grazie per l’attenzione, e a presto.
