Breve comunicazione di servizio.

Il proposito di partenza di aggiornare questo blog ogni giorno si è rivelato piuttosto azzardato.

Non perché non riesca a trovare le energie, la voglia e il tempo per scrivere qualcosa ogni giorno. Potrei farlo senza problemi, ma non avrei nulla di cui scrivere.

Non voglio tenere un diario aggiornato dei miei pensieri: sarebbero pensieri ripetitivi e smozzicati, uno spreco di tempo, energie e parole.

Preferisco assicurarmi di avere in mente un pensiero compiuto e caratterizzato prima di provare a imbrigliarlo in un testo.

Il punto della situazione.

Casini che gioca a fare quello che “conosco tanti gay” con la Concia che una settimana fa si strappava i capelli per l’estensione del matrimonio senza compromessi e ora vuole sedersi ad un tavolo con lui e Vendola per parlare di coppie di fatto, mentre quelli del PdL giocano a fare lo zoccolo duro alla Dio Patria Famiglia in attesa di sapere se al trittico dovranno aggiungere o meno la Prostituzione Minorile.
Bersani appoggia la candidatura di Milano all’Europride e parla di soluzioni nei dintorni del modello Tedesco, riferendosi evidentemente al limitrofo modello Polacco.
Scherzi (?) a parte, un annetto fa la Concia con quel modello Tedesco s’è addirittura sposata. Come ci sia riuscita, non essendo il matrimonio tra omosessuali in vigore in Germania, resta ancora un mistero per tutti gli appassionati di logica. C’è chi dice no, che di matrimonio non s’è trattato, ma di istituzione equivalente, e che non è il caso di far polemica sterile su questi dettagli. Eppure tanto equivalente non doveva essere, se giusto due giorni fa Merkel&Co. si sono impegnati a modificarlo per includervi la parificazione fiscale rispetto alle coppie etero.
Ma si sa, a noi italiani l’oggettività e la logica ci fanno una pippa, e se uno viene a dirti che due cose diverse sono uguali, ti devi fidare, gli devi credere, un po’ come credi alla Bindi quando afferma che la Costituzione vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e che se non t’accontenti delle unioni civili e insisti sulle tue posizioni massimaliste le rimpiangerai come hai rimpianto (?) i DICO.
Non vorrai mica andare a controllare per davvero che c’è scritto nella Costituzione?
Ma lascia perdere, che è venerdì e son quasi le sei, e ancora non sappiamo che fare a ferragosto.

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Eguali dignità e diritti.

Sono essenzialmente tre le ragioni per cui, da uomo, da cittadino e da omosessuale non posso accettare, e non posso non osteggiare apertamente qualsiasi proposta di riconoscimento parziale e/o graduale dei diritti civili lgbt.

La prima ragione è utile anche a spiegare quale sia il presupposto da cui parto, e da cui parte la stessa rivendicazione dei diritti civili ad opera della comunità e del movimento lgbt: io, uomo e cittadino omosessuale, riconosco di avere a priori eguali dignità e diritti dei cittadini eterosessuali.

In tale ottica, accettare il riconoscimento di un qualsiasi diritto che sia diverso da quelli dei cittadini eterosessuali sarebbe accettare di svendere la mia dignità di uomo, cittadino e omosessuale.

Tornerò dopo sul tema della dignità, mentre colgo subito l’occasione per introdurre la seconda ragione: ho parlato di diritti in termini di uguaglianza e diversità, ma di fatto in base a cosa considero due diritti uguali o diversi tra loro?

Gli “uguali diritti”, per come la vedo io, devono essere eguali per nome, forma e sostanza.

Poniamo che io abbia due individui: a uno di loro do una fontanella da cui bere, mentre all’altro no, dunque al secondo non ho dato, nella sostanza, lo stesso diritto che ho dato al primo.

Se invece do loro una fontanella a testa, ma al secondo permetto di utilizzarla solo dalle 8 alle 12, ho dato loro la stessa sostanza di diritto, ma al secondo non ho dato, nella forma, lo stesso diritto per primo.

Se, ancora, do loro una fontanella a testa, da cui bere liberamente a qualsiasi orario vogliano, ma sulla fontanella del primo metto un cartello con scritto “per normali” e su quella del secondo metto un cartello con scritto “per froci”, sto dando loro la stessa sostanza nella stessa forma, ma con nome diverso, e quel nome diverso ne fa un diritto diverso e non eguale. Il discorso vale anche se al posto di “normali” e “froci” opto per i più corretti “eterosessuali” e “omosessuali”, o “white” e “colored”.

Personalmente dalla fontanella per i froci non voglio bere, né oggi né mai, né voglio mettere al mondo e/o crescere dei figli facendo bere loro l’acqua della fontanella per i froci, almeno fino a che non saranno cresciuti abbastanza da sapere da quale fontanella dovranno bere. No, no e ancora no.

Riprendo il tema della dignità per trattare della terza e ultima ragione: la rivendicazione dei diritti civili lgbt, come ho detto, si fonda sul presupposto inamovibile e irrinunciabile che un cittadino omosessuale e un cittadino eterosessuale abbiano, a priori, eguali dignità e diritti. Il fulcro di questa affermazione è tutto in quel “a priori”.

Non sono la dignità e i diritti che voglio: quella dignità e quei diritti sono già miei, mi appartengono.

Quel che voglio è che quella dignità e quei diritti vengano riconosciuti e rispettati da tutti, che vengano tutelati pienamente dalla legge.

Quel che voglio è che la società che mi circonda cessi di agire in modo incivile e violento nei miei confronti, nei confronti della mia dignità e dei miei diritti che vengono calpestati e oltraggiati quotidianamente.

Partendo da questo presupposto è impossibile per qualsiasi omosessuale cedere a un compromesso di rivendicazione parziale e/o graduale, perché accettare quel compromesso implicherebbe non solo l’ammissione di non avere eguali diritti e dignità di un eterosessuale, che è la prima ragione di cui sopra, ma costituirebbe da parte di quell’omosessuale l’accettazione dell’omofobia altrui come canone di legge.

Accettare di bere da una fontanella “per froci”, accettare di unirsi in un finto matrimonio per froci per giocare a fare i finti mariti non è diverso dall’accettare che a qualcuno venga chiesto di non sfilare vestito da donna ad un Gay Pride per non urtare la sensibilità dei residenti. Non è diverso dall’accettare l’idea che le effusioni di due uomini in pubblico possano essere lesive per l’equilibrio dei bambini. Non è diverso dal rinunciare a tenersi per mano con il proprio partner per timore o imbarazzo degli sguardi fissi e numerosi dei passanti. Non è diverso dall’avere quarantanni ed essere omosessuale solo il sabato sera in un locale con tessera, o nelle piazzole di sosta dell’autostrada. Non è diverso dall’accettare che l’omosessualità sia contro natura, che sia abominio o che vada punita per legge. Non è diverso dall’accettare che gli omosessuali vadano curati, imprigionati o messi a morte.

Accettare l’omofobia non è diverso dall’essere omofobi.

Se accettiamo l’omofobia e accettiamo di mangiare il cibo che gli omofobi ci concedono dopo non avremo più scusanti, e modo, per rivendicare rispetto per la nostra dignità e per i nostri diritti, perché a quel punto i primi e i peggiori fra gli omofobi saremo noi.

Chiunque lo faccia, pur affermando di partire da quello stesso presupposto che ci pone eguali in dignità e diritti agli eterosessuali, o è uno sciocco o è un bugiardo, e in questa seconda ipotesi potrà essere un pavido bugiardo, un opportunista bugiardo o un profittatore bugiardo.

Lo sciocco il più delle volte è solo qualcuno che non si è fermato più di tanto a soppesare la questione, o che s’è fatto abbindolare dalle belle parole di eguaglianza e “grande traguardo per i diritti civili” e “primo passo di una grande scalata” offertegli da qualcuno.

Pavidi, chi più chi meno, lo siamo tutti: basta capire che le belle parole e le scuse che raccontiamo agli altri e a noi stessi per non affrontare di petto questa situazione (e come questa molte altre) non servono a nulla, e che a continuare a vivere nella paura di pretendere ciò che è nostro di diritto non facciamo che accettare d’esser complici della stessa violenza di cui siamo vittime e di cui sono vittime i nostri simili.

Agli opportunisti, che si gettano sugli avanzi dei diritti eterosessuali come nemmeno un cane farebbe con gli avanzi della cena, e ai profittatori, che accettano, appoggiano o addirittura mettono in piedi queste iniziative di stampo omofobo spacciandole per grandi opere di rivendicazione dei diritti, solo e unicamente per interesse personale, sinceramente non posso che augurare un felice futuro di mediocrità, e una serena e lunga vecchiaia di discriminazione, rimorsi e rimpianti.

Concludendo, rivolgo un appello a tutti coloro che hanno avuto la forza mentale di arrivare sino a qui: vi prego, siate voi omosessuali o eterosessuali, non appoggiate queste iniziative, non tolleratele, non lasciate che la dignità vostra o d’altri sia fatta oggetto di contrattazione e scambio, non permettete all’omofobia, alla violenza, all’odio, alla discriminazione, all’ignoranza cieca e becera di diventare il canone della legge sulla quale dovranno fondarsi famiglie intere e crescere bambini.

Non tentennate, non lasciatevi imbonire da chi vi parla di gradualità e compromessi: la dignità umana non può esser riconosciuta a rate.

Pretendete l’estensione dell’istituto del matrimonio civile e della possibilità di adottare alle coppie di individui dello stesso sesso.

Grazie per l’attenzione, e a presto.

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Diffidate.

Diffidate da chi vi offre compromessi e vie di mezzo.

Diffidate da chi vi offre diritti che non siano per nome, forma e contenuto identici a quelli degli eterosessuali.

Diffidate da chi vi dice che i diritti vanno conquistati poco alla volta “specialmente qui in Italia che abbiamo il Vaticano”.

Diffidate da quelli che vi parlano di “chiedere” pari diritti e dignità anziché pretenderli.

Diffidate da quelli che “almeno così otteniamo qualcosa”.

Diffidatene perché anche l’omofobia, come l’omosessualità, ha mille sfumature, ma son tutte tonalità della merda.

Non  sempre chi ve la offre è consapevole di farlo.

Non sempre chi ve la offre è costitutivamente omofobo, ma in ultima analisi toccherà a voi ingoiarla se la accettate.

Mi chiamo Stefano, ho 23 anni e sono omosessuale.

Ho aperto questo blog tempo fa, ritrovandomi senza nulla di decente con cui riempirlo, e abbandonandolo di lì a poco.

Lo resetto oggi, e riparto da queste poche righe con l’intenzione di postare quotidianamente un commento, una riflessione o un’analisi su questioni, temi e notizie relative all’omosessualità, all’omofobia e alla lotta per i diritti civili delle persone lgbt.

Non escludo di inserirvi anche storie personali mie e d’altri, e vi invito fin da ora a scrivermi se avete il desiderio di condividere un vostro pensiero o una vostra esperienza, purché accettiate in partenza la possibilità di un commento non necessariamente gradevole o in linea con le vostre idee.

A presto.

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